DCA Disturbi del Comportamento Alimentare ULSS

Direzione Regionale Servizi Sanitari
Assessorato alle Politiche Sanitarie

Caratteristiche psicologiche

Tra le caratteristiche psicologiche che favoriscono il circolo vizioso si riscontrano una bassa stima di sé, il pensiero tutto-nulla, l'impulsività.
Una bassa stima di sé in genere è già presente prima che insorga la bulimia. La dieta inizia quale soluzione pensata nel tentativo di sostenere la propria autostima. Spesso chi soffre di bulimia dice che se riuscisse a calare qualche chilo e a modificare il proprio aspetto fisico raggiungendo quello che è il proprio ideale estetico si sentirebbe meglio con se stesso e quindi avrebbe maggior forza per affrontare gli altri problemi che incontra nella vita. In questo modo di fatto si sposta su un piano, quello corporeo, un problema ben più complesso e profondo nel tentativo di renderlo in qualche modo più concreto e affrontabile. Questo spostamento risulta poco efficace e lo diventa ancor meno quando insorge il disturbo alimentare le cui conseguenze vanno ad abbassare ulteriormente la stima di sé. La rigidità di pensiero è tale che le più piccole variazioni rispetto al peso desiderato possono gettare nella più grave angoscia e influenzare i propri progetti di vita come per esempio indurre a non uscire o non vedere gli amici se il peso è più alto di quello deciso, limitando in questo modo le possibilità di esperienze a sostegno della propria realizzazione. La presenza di abbuffate e vomito riduce ulteriormente la autostima, causa emozioni negative e innesca nuove abbuffate.
La stima di sé viene ad essere così fortemente influenzata dal peso e dalle forme corporee che la ricerca di controllo sul corpo per recuperare il calo di stima assumono modalità sempre più ossessive.

Il pensiero tutto e nulla è sovente fattore scatenante l'abbuffata: la dieta piuttosto rigida esclude moltissimi alimenti di fatto intensamente desiderati. C'è una intensa ambivalenza tra il lasciarsi al soddisfacimento del desiderio del cibo e il mantenere il controllo. Quando il controllo non è più efficace basta una piccolissima trasgressione per considerare ormai fallito il proprio progetto alimentare e innescare una abbuffata seguita dal proposito che quella sarà l'ultima. Altre volte prevale l'autorizzazione al soddisfacimento del desiderio e l'abbuffata parte come autorizzata.
Le difficoltà di controllo non riguardano solo l'area del cibo.
Nel tempo il circolo vizioso, dieta-abbuffata-vomito-dieta, tende a strutturarsi non più solo quale modalità che risponde al desiderio di controllare il peso corporeo ma quale risposta impulsiva e aspecifica rispetto a una "intolleranza alle emozioni". Un modo di gestire la tensione che deriva da qualsiasi emozione percepita come troppo intensa, e quindi non più solo le emozioni negative come la rabbia, la tristezza, l'ansia, la noia ma anche quelle definite positive come per es. sentirsi troppo contenti.

L'utilizzazione di questo comportamento per gestire le problematiche emozionali viene a interferire con la possibilità di elaborare a livello intrapsichico le proprie difficoltà e a livello esperenziale con quella di limitare le relazioni strutturanti e di limitare la sperimentazione di strategie cognitive e comportamentali più complesse e efficaci per affrontare i problemi. L'uso di un comportamento patologico con cui scaricare in segreto le emozioni intolleranti derivanti dalle diverse difficoltà che si incontrano nella quotidianità induce a assumere con gli altri dei comportamenti che possono dare l'immagine di persone sicure, capaci, forti. Di fatto la consapevolezza della propria profonda fragilità e il segreto rispetto al proprio disturbo alimentare fa sentire queste persone ancora più fragili e spesso false o comunque poco autentiche nelle relazioni.

Il controllo relazionale che porta a relazioni superficiali può alternarsi con relazioni intense in cui si esprime un forte bisogno, quasi vorace, dell'altro che rende molto vulnerabili e sensibili a ogni frustrazione. La relazione è desiderata ma temuta, c'è il timore di non essere riconosciuti, accettati, capiti. Il controllo delle proprie emozioni può alternarsi a episodi di perdita di controllo delle stesse in esplosive crisi di rabbia o di vissuto depressivo o in grosse abbuffate.
Le difficoltà relazionali sono in relazione con le difficoltà rispetto alla definizione del limite, della giusta distanza, della separazione e della gestione dei vissuti di vuoto, solitudine, rabbia, gioia.
Molti autori riconoscono nei disturbi alimentari e quindi anche nella bulimia nervosa l'espressione di un problema relativo al conflitto tra autonomia e dipendenza, caratteristico di questa fase della vita.