Caratteristiche psicologiche
Tra le caratteristiche psicologiche che favoriscono
il circolo vizioso si riscontrano una bassa stima di
sé, il pensiero tutto-nulla, l'impulsività.
Una bassa stima di sé in genere è già
presente prima che insorga la bulimia. La dieta inizia quale
soluzione pensata nel tentativo di sostenere la propria
autostima. Spesso chi soffre di bulimia dice che se
riuscisse a calare qualche chilo e a modificare il
proprio aspetto fisico raggiungendo quello che è
il proprio ideale estetico si sentirebbe meglio con se stesso
e quindi avrebbe maggior forza per affrontare gli altri problemi
che incontra nella vita. In questo modo di fatto si sposta su
un piano, quello corporeo, un problema ben più complesso
e profondo nel tentativo di renderlo in qualche modo più
concreto e affrontabile. Questo spostamento risulta poco
efficace e lo diventa ancor meno quando insorge il disturbo
alimentare le cui conseguenze vanno ad abbassare ulteriormente
la stima di sé. La rigidità di pensiero è
tale che le più piccole variazioni rispetto al peso
desiderato possono gettare nella più grave angoscia
e influenzare i propri progetti di vita come per esempio
indurre a non uscire o non vedere gli amici se il peso
è più alto di quello deciso, limitando in
questo modo le possibilità di esperienze a sostegno
della propria realizzazione. La presenza di abbuffate e
vomito riduce ulteriormente la autostima, causa emozioni
negative e innesca nuove abbuffate.
La stima di sé viene ad essere così
fortemente influenzata dal peso e dalle forme corporee che
la ricerca di controllo sul corpo per recuperare il calo di
stima assumono modalità sempre più ossessive.
Il pensiero tutto e nulla è sovente fattore scatenante
l'abbuffata: la dieta piuttosto rigida esclude moltissimi
alimenti di fatto intensamente desiderati. C'è una
intensa ambivalenza tra il lasciarsi al soddisfacimento del
desiderio del cibo e il mantenere il controllo. Quando il
controllo non è più efficace basta una
piccolissima trasgressione per considerare ormai fallito
il proprio progetto alimentare e innescare una abbuffata
seguita dal proposito che quella sarà l'ultima.
Altre volte prevale l'autorizzazione al soddisfacimento
del desiderio e l'abbuffata parte come autorizzata.
Le difficoltà di controllo non riguardano solo
l'area del cibo.
Nel tempo il circolo vizioso, dieta-abbuffata-vomito-dieta,
tende a strutturarsi non più solo quale modalità
che risponde al desiderio di controllare il peso corporeo
ma quale risposta impulsiva e aspecifica rispetto a una
"intolleranza alle emozioni". Un modo di gestire
la tensione che deriva da qualsiasi emozione percepita come
troppo intensa, e quindi non più solo le emozioni
negative come la rabbia, la tristezza, l'ansia, la noia
ma anche quelle definite positive come per
es. sentirsi troppo contenti.
L'utilizzazione di questo comportamento per gestire le problematiche emozionali viene a interferire con la possibilità di elaborare a livello intrapsichico le proprie difficoltà e a livello esperenziale con quella di limitare le relazioni strutturanti e di limitare la sperimentazione di strategie cognitive e comportamentali più complesse e efficaci per affrontare i problemi. L'uso di un comportamento patologico con cui scaricare in segreto le emozioni intolleranti derivanti dalle diverse difficoltà che si incontrano nella quotidianità induce a assumere con gli altri dei comportamenti che possono dare l'immagine di persone sicure, capaci, forti. Di fatto la consapevolezza della propria profonda fragilità e il segreto rispetto al proprio disturbo alimentare fa sentire queste persone ancora più fragili e spesso false o comunque poco autentiche nelle relazioni.
Il controllo relazionale che porta a relazioni superficiali
può alternarsi con relazioni intense in cui si esprime
un forte bisogno, quasi vorace, dell'altro che rende molto
vulnerabili e sensibili a ogni frustrazione. La relazione
è desiderata ma temuta, c'è il timore di non
essere riconosciuti, accettati, capiti. Il controllo delle
proprie emozioni può alternarsi a episodi di perdita
di controllo delle stesse in esplosive crisi di rabbia o di
vissuto depressivo o in grosse abbuffate.
Le difficoltà relazionali sono in relazione con le
difficoltà rispetto alla definizione del limite,
della giusta distanza, della separazione e della gestione
dei vissuti di vuoto, solitudine, rabbia, gioia.
Molti autori riconoscono nei disturbi alimentari e quindi
anche nella bulimia nervosa l'espressione di un problema
relativo al conflitto tra autonomia e dipendenza,
caratteristico di questa fase della vita.